FILOSOFIA PROG #3 – PROGRESSISTI CONSERVATORI

Non sono tanti, ma esistono.
Scrivono post di questo tipo:

«Ciao, sono un fan del progressive tradizionale, quello anni Settanta. Quali gruppi secondo voi, a distanza di quaranta anni, rimangono imprenscindibili per questo genere?»,

oppure intervengono in gruppi che si fregiano dell’etichetta “prog”-qualcosa per dire:

«Ma secondo voi ha ancora senso oggi parlare di prog? Voglio dire, cosa è rimasto oggi dello stile dei Genesis, dei Jethro Tull, dei King Crimson?»

Contro simili argomenti sono possibili due critiche, una generale e una specifica (ed è quest’ultima che ci interessa di più).

1- critica generale: i generi musicali possono subire modifiche anche molto rilevanti con l’andare del tempo. Immaginatevi un critico musicale che, ascoltando Mahler, dicesse “Ma questa non è una sinfonia! Quelle di Beethoven sì che erano sinfonie! Ah, il buon vecchio Beet, cosa è rimasto oggi del suo genio?”. Certo, perché qualcosa possa essere definito “sinfonia” deve presentare alcune caratteristiche peculiari. E qui veniamo alla critica specifica.

2- critica specifica: qual è la

caratteristica peculiare del prog? Ce lo siamo già chiesti senza trovare peraltro una risposta definitiva. Qui però ci sentiamo di dire che, come minimo, un brano “prog” deve manifestare la volontà di sperimentare da parte di chi l’ha composto.
Sperimentare armonicamente, melodicamente, ritmicamente, timbricamente.
(“timbricamente” mi sa che non si dice, ma tanto io sto sperimentando!;)

Lo dice il nome stesso: il rock “progressivo” è un rock portato fuori di sé, contaminato, aperto alle sperimentazioni più inusuali.
Il “prog” suggerisce insomma un avanzamento, anche incerto, verso nuovi lidi sonori.

Pensate al prog come a un’officina sempre aperta, dove si testano continuamente nuove soluzioni: alcune saranno scartate, altre saranno belle ma poco utili, altre necessiteranno di https://www.acheterviagrafr24.com/viagra-generique-prix-inde/ alcune messe a punto, altre infine si dimostreranno vincenti, e genereranno nuovi modelli, nuovi stili, che vivranno di vita propria. Ma l’officina del prog rimarrà aperta.

Perciò, essere “amanti tadalafil hygroscopic del prog tradizionale” significa autocontraddirsi! Il prog è anti-tradizionale per definizione, piaccia o meno.

Ecco perché ci rifiutiamo di emulare il sound, o lo stile, dei gruppi degli anni Settanta. Il miglior modo per essere fedeli viagra soft tabs a quella musica è sperimentare nuova musica, come facevano loro.

Ecco perché, in faccia agli snobismi degli nostalgici, noi amiamo annoverare tra i gruppi più interessanti del prog gli Haken e anche i Flying Colors.

Ecco perché, a dispetto di chi si vanta di essere un “purista” del prog, noi andiamo fieri delle nostre bizzarre sperimentazioni, dei nostri suoni inusitati, dei nostri strumenti poco ortodossi, delle nostre contaminazioni, delle nostre impurità. Il prog, se è vivo, ha le mani sporche di musica nuova.

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